domenica 12 settembre 2010

Pruriti...

Sto fermo così. Il sole di settembre taglia Roma a metà, al tramonto. Scalda come ad agosto, mentre il vento mitiga, fredda, ma a chiazze. Così sei contemporaneamente accaldato e raffreddato. Sudi e smoccoli a fine sera. Al mattino tutto torna un po' all'estate, all'odore d'asfalto dei marciapiedi, che diresti si stesse sciogliendo assieme alla merda di cane che lo ricopre. Poi ancora il tramonto che entra dalla finestra e taglia la stanza a metà. Sto fermo così e prendo in pieno la banda di luce. E mi lascio tagliare a metà. Respiro profondo. Un rutto che sale, lo fermo. Sbadiglio, piuttosto. Il sole al tramonto mi dà improvvisa voglia di fare. E sono tutto un moto in potenza, dentro fibrillo come una verginella cui stiano sfilando le mutandine profumate di vita inviolata, mentre fuori niente: sto fermo lì a farmi tagliare dal sole. Una metà alla speranza, l'altra alla disillusione. E sto meglio nella seconda, che almeno sa di qualcosa. Agisco, nella disillusione, ci sono, mi sento. Penso al passato come qualcosa di teneramente lontano, lo guardo, sorrido. Penso al futuro come a un niente che non sa ancora di niente. Rido. Ma che cazzo mi rido? Bestemmio tra i denti, ma con soddisfazione. Dio mi sente e non mi capisce, non mi ha mai capito, questa è la verità: le mie bestemmie potrebbero deresponsabilizzarlo, allegerirlo, circoscrivere il campo d'azione. Invece, no, schiavo dell'onnipotenza appena mi sente mi fulmina. Così sto fermo lì, tagliato in due dal sole a beccarmi la punizione: un prurito improvviso all'anello rettale. Tipico di Dio: una punizione di poco conto ma che ti fa sentire forte la precarietà del tuo essere. Cerco di restare fermo lì ma il prurito è forte da farmi pensare soltanto: "bucodicùlo". E divento tutto bucodicùlo, tutto in funzione di una valvola di espulsione di resti. Mi sento decomposto, cristodundìo, mi sento macchina e merda. Macchina, merda e atroce prurito che alla fine mi costringe a muovermi - non volevo, cristodundìo, stavo bene fermo lì diviso dal sole a metà - e a grattarmi il culo con foga. Tanta che dopo non prude ma brucia. Non riesco più a ricordare a cosa pensavo, schiavo dell'ano e punito da Dio. Sempre in combutta, quei due.
Amen.

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